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La tonnara di Vendicari, detta anche di Bafutu, ebbe origine nel
corso del Settecento, in seguito al grande incremento che in
Sicilia si era avuto nella concessione di tonnare a partire già
dal Seicento. E' stata una tonnara di ritorno, di quelle, cioè,
che, poste lungo le coste orientali e meridionali della Sicilia,
catturavano i tonni, dopo che questi, passata la stagione degli
amori, andavano verso il mare. Ha avuto una storia non felice,
soggetta, come è stata, a periodi di magra ed anche di totale
chiusura. La vicinanza ad altre tonnare più efficienti o meglio
favorite da fattori ambientali ne ha condizionato l'esistenza.
E' certo comunque che nei primi anni dell'Ottocento non doveva
essere funzionante, perché il D'amico non la include nell'elenco
descrittivo di tutte le tonnare siciliane da lui pubblicato nel
1816. Dovette probabilmente risentire della forte crisi che la
pesca del tonno attraversava in quegli anni. Scriveva, infatti,
allora lo stesso D'Amico in una petizione al marchese Ferreri, secretario di Stato delle Finanze:
Signore eccellentissimo, la
pesca delle tonnare è di troppo avvilita, non solo per la
sterilità dei pesci, ma per li bassi prezzi che si vendono, e
per li alti prezzi che si comprano li generi necessari al
calato, e sostenimento delle medesime; Onde se non prenderà una
particolare cura l'eccellenza vostra con la sua autorità, zelo e
sperimentata giustizia per sostenere le sovrane risoluzioni, si
perderà questo ramo, e perciò le umilio le mie precise
suppliche.
Effettivamente nel corso dell'Ottocento, sia per motivi fiscali
inerenti all'aumento delle tariffe daziarie, sia per la
concorrenza iberica, si ebbe un massiccio abbandono delle
tonnare, non solo siciliane. S'è detto infatti, ... che talune
nostre tonnare rimangono inattive, quantunque sarebbero
suscettibili di essere con profitto esercitata la loro industria
del tonno, non la potevano esercitare e che di quest'ultime ve
ne stanno di molte in Sicilia, le quali potrebbero riattivarsi
per bene, che le abbandonate sono a disposizione di chiunque
sentasi il coraggio di utilizzarle ... S e questi italiani
volevano esercitare la loro industria del tonno, non la potevano
esercitare benissimo sulle coste della Sardegna e della Sicilia?
... perché i nostri italiani in luogo di andarsene in Spagna e
Portogallo, non vengono in Sardegna e in Sicilia a comperare o
prendere in affitto le tonnare che ancora vi esistono ... da
rim ettere in attività?; così venne detto da uno degli
intervenuti al dibattito parlamentare tenutosi alla Camera dei
deputati nei giorni 16 e 18 giugno 1883. Sta di fatto che nel
1889 la tonnara di Vendicari non era in funzione. Con un
provvedimento della Capitaneria di Porto di Catania del 12
febbraio 1884, l'uso di essa addirittura fu soppresso, assieme a
quello di altre della costa siracusana, a causa del suo scarso
prodotto, e allo scopo di avvantaggiare e far rifluire tutta la
pesca nella Marzamemi, al quale scopo sono state prese a censo
dal principe di Villadorata, possessore di quella in esercizio.
Ancora nel 1901 Vito La Mantia conferma la relazione
ministeriale, quando scrive: Le tre di Terrauzza, Fontane
Bianche e Fiume di Noto sono state prese a censo dal principe di
Villadorata per avvantaggiare la Marzamemi, che è la stessa di
Vendicari, trasportata in sito più conveniente dove confluisce
tutto il pesce con un solo calato ed un quarto di spesa. Era del
resto consuetudine diffusa quella di spostare, per motivi di
ordine pratico ed economico, le tonnare da un posto all'altro.
Il
D'Amico scrive che la tonnara di Fiume di Noto prese questo
nome perché si calava vicino detto fiume: ma adesso si cala
nella marina di Avola e perciò era conosciuta con questo secondo
nome. Già prima, nel settecento, il Conte Cesare Gaetani della
Torre, proprietario della tonnara di Fontane Bianche, autore di
idilli ispirati alla pesca e particolarmente a quella del tonno,
aveva annotato che facilmente le tonnare sorgevano e sparivano:
Ai tempi nostri abbiamo vedute sorgere, ed abbandonarsi le
tonnare di Magnisi, dell'Ognina, de' Mazzarelli, e di Portopalo;
onde sogliamo dir in proverbio, le tonnare si fecero.
Agli
inizi di questo secolo si registrò un forte incremento del
pescato, come risulta da un opuscolo pubblicato dalla Camera di
commercio di Siracusa, secondo il quale a cavallo tra i due
secoli il pescato era talmente soddisfacente da colmare non solo
la domanda locale, ma da consentire vendite considerevoli
all'estero. In quegli anni proliferarono, nelle tonnare, gli
stabilimenti per la conservazione in scatola del tonno. La pesca
del tonno s'incrementò tanto che la Camera di commercio di
Siracusa poté presentare alla mostra milanese del 1906 vari tipi
di rete per la pesca, compresa quella del tonno, allora
industria primaria della provincia. Fu in questo contesto di
rinascita dell'attività delle tonnare che nel 1914 il nobiluomo
avolese Antonino Modica Munafò di S. Giovanni, già possessore
della salina, ebbe la concessione della tonnara di Vendicari,
che venne ristrutturata con impianti nuovi sui resti di quella
settecentesca. Fu, quella avviata dal Modica, l'ultima fiorente
stagione di questa tonnara, la cui attività, pienamente fervida
nel 1929, durò fino alla definitiva chiusura, avvenuta nel 1943,
quando già da tre anni era gestita, alla morte del genitore,
dalle figlie Giuseppina e Concettina.
Notizie
sull'attività della tonnara di Vendicari sono state fornite
dalle sorelle Modica e dall'ultimo rais della tonnara, Orazio
Caldarella, detto Struneddu, nato ad Avola nel 1898. Questi
hanno spiegato che la tonnara si calava in mare ai primi di
maggio e vi restava fino al 15 di settembre; Per quel periodo i
pescatori, detti tonnaroti, si stabilivano a Vendicari con le
loro famiglie. L'edificio a terra della tonnara, nel quale si
entrava per un ampio cancello di ferro, comprendeva, oltre ad un
cortile, separato dalla torre sveva mediante un muro
perimetrale, lo stabilimento per la lavorazione del tonno, il
magazzino, le abitazioni dei tonnaroti. A parte erano altre
case, oramai ruderi in seguito ad un incendio, ma fino ai primi
anni ottanta usate come abitazioni estive dai villeggianti. In
esse alloggiavano le donne e gli uomini che lavoravano il tonno
per l'inscatolamento. Il rais alloggiava con la sua famiglia
nell'isoletta di Vendicari, dentro baracche di legno in
prossimità dell'abitazione dei proprietari, i quali avevano una
casa in muratura, per alloggiarvi durante i lavori della
tonnara.
Alla balata, presso la torre era sempre pronta una barca che
teneva i collegamenti fra la terraferma e l'isoletta.
L'equipaggio era composto da 44
uomini, tonnaroti, e due rais, uno in prima e l'altro in
seconda, generalmente il primo avolese e il secondo di Portopalo.
L'ultimo rais, il Caldarella, entrò nell'equipaggio della
tonnara di Vendicari all'età di 18 anni, quando rais era un
altro avolese, Antonio Accolla. Ciò avvenne nel 1916, all'inizio
perciò della nuova attività della tonnara. Fece la sua carriera,
lungo gli anni, come tonnaroto nelle diverse mansioni di
Terrazzanu, di nfanti, di capitanu di ciatta, infine rais, per
dodici anni circa, dalla morte dell'Accolla fino alla chiusura
definitiva della tonnara.
A giugno la tonnara era già tutta
calata e pronta nella sua disposizione completa, dal pedale fino
alla camera. Annualmente si prendevano settecento, ottocento
tonni con il procedimento tipico usato nelle tonnare siciliane e
la fase conclusiva della mattanza. Anche a Vendicari, come
altrove, il faticoso ritmo di lavoro era cadenzato dal canto
tipico della cialòma col verso della Ajamòla e le invocazioni ai
santi. Un santo che, a detta del Caldarella, invocavano
particolarmente era San Pipenu, che certamente corrisponde,
nella corruzione dialettale, al protettore delle tonnare
siciliane Sant'Agapeno, del quale parla il conte Gaetani.
Il
tonno pescato veniva portato alla balata con le muciare e le
ciatte. Sulla terra ferma veniva lavorato all'interno dello
stabilimento di proprietà della stessa famiglia Modica. C'erano
dei tagliatori specializzati che si facevano venire
appositamente dalla Sardegna. Erano mastri bottai che in estate
venivano a lavorare in Sicilia. C'erano pure dei cuocitori che
venivano da Genova. La presenza dei liguri in tonnara era allora
frequente, come osserva la Guidi a proposito della tonnara di
Santa Panagia: Non stupisce la presenza dei liguri in tonnara,
che, alla luce della loro perizia nell'inscatolamento,
monopolizzavano gli stabilimenti della provincia siracusana.
Il tonno veniva cotto in apposite
caldaie all'interno dello stabilimento, la cui ciminiera ancora
oggi si staglia intatta nel cielo. Dopo la cottura, il tono
veniva estratto dalle caldaie con delle apposite palette e
veniva disposto ad asciugare per 24 ore su delle panche
speciali, dette barelli, con i bordi di tavola e il fondo di
canne intrecciate a maglie larghe, in modo che l'acqua potesse
facilmente cadere via. A questo lavoro, svolto sempre al chiuso
dello stabilimento, erano addette dieci donne tutte provenienti
da Solarino. Le stesse donne poi mettevano il tonno bene
asciutto dentro scatole metalliche di cinque e dieci
chilogrammi, che poi, sigillate, venivano messe in commercio.
Manco a dirlo, il sale necessario all'operazione la ditta Modica
lo prendeva dalla sua salina, annessa allo stabilimento.
La
tonnara di Vendicari cessò l'attività nel 1943 per motivi vari:
l'irregolare passaggio dei tonni, la pesca indiscriminata del
novellame con le reti a strascico, la forte concentrazione di
tonnare tra Avola e Capopassero, le difficoltà crescenti a
trovare una manodopera disposta al duro lavoro della tonnara in
regime quasi di isolamento, nonostante l'aumento della paga,
l'inquinamento chimico delle acque marine e infine la pesca del
tonno operata con tecniche modernissime d'alto mare dai
giapponesi con le loro tonnare volanti e le loro navi
frigorifero. Nel 1943 la causa immediata che determinò la
chiusura della tonnara di Vendicari fu la guerra con lo sbarco
alleato nella zona. Oggi restano i ruderi diroccati dello
stabilimento con i suoi cento metri circa di lunghezza, i
pilastri che ne sorreggevano il tetto, e la ciminiera altissima
che domina il silenzio del luogo.
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