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Pianta perenne appartenente alla famiglia delle Labiate, il genere
Thymus fu fondato da Linneo usando un antico vocabolo greco che secondo
alcuni indica profumo-profumare e secondo altri coraggio. Secondo alcuni
studiosi comprende ottanta specie, secondo altri centoventi, ma alcune
correnti di pensiero parlano di quattrocento. Le varietà più usate
sono il Thymo serpyllum e il vulgaris, che sono tanto spontanee quanto
coltivate in giardini come tutte le altre specie. Tutte provengono
dall'area mediterranea, estesa fino alle Canarie, esiste una specie
propria dell'Abissinia. La pianta è comune dei climi caldi-temperati, ma
resiste anche a quote alte, come il serpillo del Monte Rosa. È tale la
richiesta di timo, che Germania e Ungheria hanno avviato coltivazioni su
larga scala. Piccolo arbusto cespuglioso, non supera i 30 cm, si
sviluppa su un robusto apparato radicale. Il fusto è legnoso, tortuoso e
abbondantemente ramificato. Nella parte inferiore è rivestito di
corteccia color cenere, mentre i rami sono ricoperti da peli e si
presentano biancastri. Ha foglie piccole color grigio-verde di varie
forme, a secondo della specie; i fiori, piccoli e tubolari, di
color bianco-rosa, sono riuniti in glumeroli formanti le infiorescenze,
compaiono dall'inizio della primavera a metà dell'estate. Il frutto è
composto da quattro acheni marroni inseriti nel fondo del calice del
fiore. Si riproduce per semina all'inizio dell'estate, per divisione dei
cespi a primavera e per talea da metà primavera a inizio estate. |