Indubbiamente un mammifero
molto caratteristico, con una criniera a forma di cresta che setole
lunghe e robuste formano sul capo e la parte posteriore del corpo
coperta da aculei bianchi e neri alcuni dei quali raggiungono i 30-40
cm di lunghezza, e la testa appuntita. Lunghe setole flessibili
formano anche una criniera a forma di cresta sul capo e sul collo. Le
orecchie sono piccole e nascoste dalle setole, gli occhi sono grandi,
anche se questa specie non è dotata di vista particolarmente acuta e
fa affidamento soprattutto sull’olfatto.
L’istrice, per il suo carico di aculei, non è particolarmente agile,
ma ha un’andatura impacciata anche perché le zampe sono corte,
ma forti e adatte a scavare nel terreno. La tana infatti è di solito
posta in una cavità naturale, che viene però ampliata con scavi di
adattamento, oppure viene scavata direttamente nel terreno: è
costituita da due o più camere collegate tra loro da corridoi e con
4-5 sbocchi all’esterno.
Riduce le sue attività in inverno, quando passa lunghi periodi nella
tana pur non cadendo in letargo ed esce soltanto nelle giornate più
calde, ed ha abitudini notturne, trascorrendo l’intera giornata nel
suo rifugio. E’ difficile incontralo, anche perché è poco confidente e
fugge al minimo segnale di pericolo: quando non può farlo ed è
spaventato si avvolge parzialmente su se stesso rivolgendo verso il
nemico gli aculei che fa vibrare scuotendo la coda, batte per terra le
zampe posteriori e mostra i denti. Durante questi movimenti alcuni
aculei possono staccarsi, ma non vengono lanciati contro il nemico
come erroneamente sostengono alcune false credenze. Mangia tenendo il
cibo con le zampe anteriori, conduce abitualmente vita solitaria.
Se spaventato produce un
suono caratteristico ed emette grugniti e singulti gutturali
soffocati.
Il suo habitat è
rappresentato dalla tipica Macchia mediterranea anche su versanti
collinari con rocce e anfratti dove rifugiarsi, di preferenza presso
campi coltivati. Predilige zone asciutte, fino ad una quota di circa
800 m.
Si nutre di Rizomi, frutta,
radici, bulbi: pezzi di legno, cortecce e radici vengono utilizzati
anche per consumare gli incisivi, a crescita continua.
In primavera maschi e femmine cominciano a corteggiarsi sfregando i
nasi: quando le femmine accettano il compagno alzano a ruota gli aculei
dorsali e alzano la coda, consentendo l’accoppiamento. La gestazione
dura 60 giorni e, in una camera della tana imbottita con foglie ed erba,
nascono di solito 2 piccoli con gli occhi aperti, aculei morbidi sul
dorso e peli sull’addome. I piccoli già dopo una decina di giorni escono
dalla tana e raggiungo la piena indipendenza a tre mesi di vita, seguiti
e difesi dai genitori e soprattutto dal padre che li segue durante le
loro prime passeggiatine all’aperto.
L’istrice in Europa è presente soltanto nella Grecia settentrionale e in
Italia, dalla Sicilia fino alla Versilia, sul versante tirrenico, e al
Molise, su quello adriatico.
Il ritrovamento di reperti fossili risalenti all’Oligocene
dimostrerebbero la presenza dell’Istrice in Europa sin da tempi remoti e
annullerebbero la teoria di una sua introduzione ai tempi dei Romani
dall’Africa, dove è ampiamente diffuso. Il bracconaggio che insidia
questo animale per la bontà delle sue carni e per punirla dei danni
arrecati alle coltivazioni è la maggiore minaccia per questa specie
insieme alla distruzione degli ambienti naturali mediterranei costieri e
collinari. |