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L'elaphe situla è un piccolo colubro che
raramente oltrepassa il metro di lunghezza, ed è senz'altro l'ofide
europeo più appariscente, per quanto concerne la livrea, che ricorda
molto quella del cugino americano, molto più famoso, l'ELAPHE GUTTATA:
sulla tonalità di fondo, grigia o giallastra, spicca infatti uno
splendido disegno caratteristico, costituito da una fila di chiazze di
colore marrone chiaro o rossastro, bordate di nero; talvolta queste
chiazze possono presentarsi riunite in due file longitudinali parallele,
o anche formare due linee continue, sempre bordate di nero, che si
dipartono dal collo dell'animale (colorazione stripped). Il disegno
principale è sovente accompagnato da una serie di piccole chiazze scure
distribuite sui fianchi del colubro. Nella regione antistante la testa,
spicca quasi sempre una grande macchia a "V" rovesciata, da cui ha
inizio il disegno del dorso. Le regioni ventrali sono dapprima molto
chiare, poi, mano a mano che si prosegue verso la coda, assumono toni
più scuri fino a divenire quasi nere in corrispondenza della stessa In
genere gli individui giovani presentano la medesima colorazione degli
adulti.Si tratta di un serpente molto slanciato e longilineo, che
presenta una testa abbastanza stretta ai lati, nettamente distinta dal
resto del corpo. L'occhio, non molto grande, è in genere rosso o
arancio, con pupilla rotonda. Le squame presentano una quasi totale
assenza di carenatura, ragione per cui la pelle del colubro leopardino
risulta liscia al tatto; la specie è caratterizzata da 26-27 file di
squame a metà tronco, mentre per quanto riguarda le ventrali, esse
variano in numero da 230 a 260.
L'areale di diffusione del colubro
leopardino appare molto limitato nel nostro paese, dove si rinviene
esclusivamente al sud, in Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia.
Altrove, la sua diffusione si fa più massiccia, essendo presente in gran
parte dell'area balcanica, e avendo colonizzato anche diverse isole del
Mar Egeo.
Si tratta di una specie che ama gli ambienti aridi e soleggiati, quali
muretti a secco, parchi e giardini, pietraie, zone a macchia
mediterranea, margini di campi e corsi d'acqua. Non è una specie
montana, e di rado si spinge al di sopra del 600-700m.
Il regime alimentare di questo ofide si
compone essenzialmente di roditori di piccole dimensioni, quali
arvicole, topi campagnoli, e piccoli ratti, anche se, all'occorrenza,
non disegna sauri, rane, i piccoli volatili e le loro uova. I giovani
sembrano prediligere lucertole e grossi insetti. Essendo privo di zanne
e di veleno, uccide le prede per costrizione, o, se le dimensioni lo
consentono, per ingollamento diretto. Attivo prevalentemente durante le
ore diurne, se le temperature si fanno eccessive, trascorre le ore più
calde al riparo di qualche anfratto, per uscire al crepuscolo. Molto
agile, si rivela all'occorrenza arboricolo o semiacquatico, essendo un
buon arrampicatore e un eccellente nuotatore. Al temine della pausa
invernale, ossia in Marzo, anche per questa specie hanno luogo gli
accoppiamenti; non si tratta di un serpente prolifico, in quanto la
femmina, in giugno, depone 2-5 uova in una buca o al di sotto di qualche
ostacolo. Alla nascita i piccoli colubri misurano una trentina di
centimetri. La sopravvivenza di questa specie è messa a rischio da
diversi fattori, primo tra tutti la distruzione dei biotopi; non sono da
sottovalutare inoltre le situazioni in cui questo serpente viene ucciso
perché scambiato per una vipera, alla quale non somiglia neppure da
lontano, o ancora i prelievi in natura fatti per scopi ornamentali
(questa specie rappresenta una sorta di "cimelio" per molti terrariofili),
nonostante questa specie sia inserita nella CONVENZIONE DI BERNA del
1/6/1982 e figuri nel LIBRO ROSSO DELLE SPECIE A RISCHIO D'ESTINZIONE
(redatto annualmente dal WWF).
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