Il visitatore che si reca a Vendicari resta
affascinato nel vedere, dopo poche decine di
metri dall’ingresso principale, il pantano
grande con al centro i resti di una antica casa,
costruita nell’800, in pietra arenaria: la casa
del salinaro. L’ultimo che la abitò fu don
Pippino austanisi che la lasciò dopo che il
tremendo alluvione del 1951 distrusse gli
impianti della salina. Non fu più riaperta
perché la concorrenza del salgemma, prodotto a
costi notevolmente più bassi, la rendeva
antieconomica.

Sono ancora visibili, attorno
alla casa del salinaro, blocchi di arenaria
posti in modo da dividere il pantano in celle, i
caseddi, dove veniva raccolto il sale prodotto
dall’evaporazione dell’acqua marina, questa
entrava attraverso un canale, ancora in uso,
posto al lato Sud dello stabilimento per la
lavorazione del pesce.
Oggi è
pur sempre un’abitazione: gli uccelli che
popolano il pantano hanno eletto i resti della
copertura come loro dimora. Per quasi tutto
l’anno il tetto è colorato, senza monotonia, dal
piumaggio degli uccelli. A volte nero per i
tanti cormorani che vi stazionano, a volte
bianco perché prevalgono garzette ed aironi
bianchi maggiori, quasi sempre, però, la
colorazione è variopinta.
Pantano
grande è sempre stato utilizzato come salina, le
prime notizie risalgono al quattrocento, nel
settecento ne fanno menzione sia il Fazzello sia
il Littara.
A
poche centinaia di metri dalla salina si trovano
i resti di un impianto ellenistico per la
preparazio-ne del Garum, una salsa di pesce
molto apprezzata nell’antichità. Questa era
preparata facendo fermentare al sole, dentro
delle vasche costruite con pezzi di arenaria e
ricoperte con cocciopesto, le interiora del
tonno ed altri piccoli pesci locali, insieme al
sale. Nella stessa zona, in vasche rettangolari
scavate nella roccia, si preparava il tarichos,
pesce salato, quasi sempre tonno. Tutto questo
fa pensare che già i Greci utilizzassero il
pantano come salina. Del resto da quelle parti
passa l’antica Via Elorina, sempre del periodo
Greco-Romano, detta anche la via del sale.

La presenza di una salina
vicino ad una tonnara è fatto abbastanza comune
nel Mediterraneo. Quella di Vendicari rimase
attiva anche nell’800 quando la tonnara fu
temporaneamente chiusa. Assunse grande
importanza nei primi anni del 900, infatti nel
1920 fu realizzato, fra la salina e la torre
Sveva, un vero impianto industriale per la
lavorazione del tonno. Fu costruito utilizzando
parte dello spazio della vecchia tonnara ed
all’interno furono realizzate delle fornaci dove
il tonno, pescato nella tonnara e sezionato,
veniva bollito. Fu eretta una maestosa ciminiera.
Dopo la cottura il pesce veniva fatto asciu-gare,
per circa una giornata, in particolari
contenitori con il fondo in canna ed i laterali
in legno dette barelle. Una volta asciugato
veniva inscatolato in latte da 5 o 10 Kg e poi
commercializzato. Il sale necessario alla
lavorazione era fornito dalla vicina salina.
La
fabbrica fu chiusa in concomitanza con lo sbarco
delle forze alleate nel 1943. Ma erano già
emerse difficoltà economiche causate
principalmente dallo scarso pescato.
Autore: Giuseppe Iuvara