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E t à   M e d i e v a l e

Dopo la dominazione araba, in Sicilia si susseguirono una serie di dominazioni straniere ognuna delle quali ha lasciato nell’isola una propria traccia. La sconfitta degli arabi fu operata dai normanni che governarono per circa un secolo, prima di lasciare il posto agli angioini. Gli angioini furono a loro volta sopraffatti dagli Aragonesi che regnarono per circa tre secoli rendendo di fatto la Sicilia strettamente legata alla corona spagnola. Durante tutte queste dominazioni le varie attività di Vendicari non hanno sono mai state interrotte. Continuò l’attività di estrazione del sale, così come la pesca e la lavorazione dei tonni e anche l’attività commerciale sia pure con qualche difficoltà manteneva una certa importanza. Quest’ultima, Foce del Pantano Sichilli - Ingresso dell'area portuale di Cittadellaebbe una flessione per un periodo transitorio, allorché si verificò l’insabbiamento della foce del pantano Sichilli, che era il punto di ingresso ai punti di attracco all’interno dello stesso pantano. In questo periodo lo splendore e la prosperità dell’area subì un duro colpo, e provocò gradualmente la perdita dell’autonomia dell’area di  Respensa (alcune ipotesi ritengono Respensa il toponimo che identificava in quei secoli l’area di Cittadella) a favore della vicina città di Noto che in quegli anni vedeva sempre di più estendere il proprio dominio su tutta l’area a sud di Siracusa. Per questo motivo, considerando un simile evento come non eccezionale, vista la quantità di detriti che venivano riversati nella laguna dal torrente Sichilli, l’attività portuale di Vendicari venne trasferita poco più a nord, in corrispondenza dell’ubicazione attuale della Torre Sveva. Nei primi anni del 1400, ancora una volta lo scettro di Sicilia cambiava di mano, passando dagli Angioini agli Aragonesi con il sovrano Alfonso V Alfonso V Il Magnanimoil Magnanimo che di lì a pochi anni avrebbe anche conquistato il Regno di Napoli creando di fatto il Regno delle due Sicilie. Questa era l’epoca dei pirati Saraceni e Barbareschi, che con le loro continue scorribande saccheggiavano sistematicamente centri abitati e campagne dell’isola. Per questo motivo ci si rese presto conto che era necessario costruire delle fortificazioni che potessero respingere e segnalare queste incursioni. L’allora Duca di Noto, il principe ereditario Pietro D’Aragona, fratello del sovrano Alfonso V, diede il via alla costruzione della Torre che oggi domina il paesaggio di Vendicari. Ma bisogna attendere ancora un secolo prima che la torre assuma l’aspetto che ha ancora oggi, allorché una ristrutturazione ed una ulteriore fortificazione fossero ordinate dal Viceré Giovanni De Vega. Fortificazioni del genere nacquero in ordine sparso un po’ dovunque nell’isola, ma non furono sufficienti ad arginare le incursioni dei Barbareschi. Era necessario, infatti, che tutte queste torri sparse qua e là, fossero organizzate come un corpo difensivo unico, in grado di far rimbalzare rapidamente la notizia di un avvistamento al fine di poter organizzare una difesa militare più efficace. Proprio a questo scopo Giovanni De Vega diede ordine di progettare un sistema difensivo, non più ideato come un’unica struttura isolata e autonoma, ma come una serie di strutture in contatto continuo l’una con l’altra.

Questo progetto fu affidato a Tiburzio Spannocchi il quale circumnavigò tutta l’isola allo scopo di individuare le strutture esistenti, gli interventi da eseguire per ristrutturarle e i punti in cui dovevano sorgere le nuove torri di avvistamento.

Fu in questa fase che la Torre di Vendicari subì una ristrutturazione radicale. Fu costruito tutto l’ordine superiore e furono fortificate le mura e la terrazza che aveva l’arduo compito di reggere il peso dei cannoni e di assorbire la forza d’urto causata dal loro scoppio. La Torre di Vendicari divenne così una tra le più potenti di tutta la Sicilia, infatti la sua potenza di fuoco era costituita da ben quattro cannoni che potevano sparare proiettili da 12 once. Solo altre 2 in tutta la Sicilia avevano una tale capacità tutte le altre non arrivavano a sei once. In quasi tutte le Torri siciliane erano presenti 3 sentinelle mentre in quella di vendicari ce ne volevano almeno 4.Cannone del XV Secolo Il nuovo sistema di fortificazione, consisteva nel segnalare da una torre all’altra l’avvistamento di vascelli pirateschi, tramite l’utilizzo di segnali di fumo di giorno e di fuscelli infuocati di notte, che venivano sollevati un numero di volte pari ai vascelli avvistati. Con questo sistema alcuni storici hanno ipotizzato che la notizia facesse il giro dell’isola in meno di 1 ora. Ma nonostante ciò, e i notevoli sforzi del viceré Giovanni De Vega la Sicilia continuò a subire le scorribande barbaresche poiché il numero di torri non era ancora sufficiente. Fu necessario un ulteriore potenziamento dell’intero sistema che stavolta fu affidato all’architetto Camilliani. Interno Torre Sveva di VendicariCamillo Camilliani ripetè all'inverso il sopralluogo del suo predeccessore e al cospetto della Torre di Vendicari appuntò sul suo registro: “Dalle suddette Perrere (Torre dell'Isola di Capo Passero) alla torre di Vendicari ci sono miglia cinque e un terzo. Questa torre bià sta in ispezione, et non ci mancava altro, che farsi l’astraco, et alzare i parapetti insino alla destinata proportione, e complita che sarà haverà un’amplissima piazza, dove che si potrà adattare di sop.a qualsivoglia pezzo di artiglieria, perchè ella è molto forte e gagliarda con buone spalle, e forti dammusi.Però al momento non ci è guardia, e come s’è detto finita, che sarà havrà rispondenza con la torre di stampace, e con la torre delle Perrere. E quanto al buon effetto, che fà detta Torre a quel luogo per rispetto del caricatore, e commertio è chiarissimo di non potersi migliorare nel libro delle Torri fatte se ne fà la sua demostrazione”. L’uso delle Torri di difesa è continuato fino al XIX secolo, fino all’invenzione del telegrafo che finì per soppiantare le sentinelle e provocò il graduale declino di queste splendide strutture.

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