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Pur ess endo un luogo paludoso e
quindi per sua natura profondamente insalubre, Vendicari è stata
abitata fin dall'antichità. Più che di veri e propri centri
abitativi si trattava per lo più di insediamenti finalizzati allo
sfruttamento delle risorse che il territorio offriva. In primo luogo
la pesca e il trattamento del pescato
sono state le principali
attività di cui rimangono tracce già a partire dall'età ellenistica.
A poche decine di metri dalla torre sveva sono infatti presenti
alcuni resti di un antico stabilimento per la lavorazione del pesce.
In quest'area, infatti, venivano, già allora (e per secoli e fino
alla seconda guerra mondiale), pescati i tonni che di ritorno dai
luoghi di riproduzione transitavano per queste acque. Dell'antico
stabilimento sono rimaste delle vasche, scavate direttamente negli
scogli, in cui veniva preparata una salsa molto usata
nell'antichità: si pensa addirittura che la quasi totalità
delle pietanze venisse condita con questo preparato: il cosiddetto
garum.
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Parallelamente alla lavorazione del pesce anche l'estrazione
del sale è stata un'attività centenaria a Vendicari grazie alla
morfologia del territorio. I pantani, infatti, si prestavano a
questa attività per la loro bassa profondità e per il collegamento da sempre esistente con
il mare che garantiva il riciclo delle acque.
Il sale veniva utilizzato per la salagione dei tonni che da qui
partivano alla volta dei mercati.
Significativi resti di questo
viaggio sono tutt'ora presenti nella riserva: sono i resti
dell'antica via Elorina che collegava il porto di Vendicari con
Netum (Noto).
Resti evidenti sono tutt'oggi osservabili a fianco del
pantano piccolo: si tratta di solchi profondi pochi cm, che nel
tempo sono stati scavati dai carri. |