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L’era bizantina
a Vendicari è sicuramente la più interessante non tanto per la
quantità di evidenze archeologiche (in verità scarse) e documentali
ma perché attorno ad essa non si è riusciti a diradare il mistero.
Grazie all’opera instancabile di
Paolo Orsi in quest’area furono
ritrovate le catacombe (6 complessi ipogeici), 2 sepolcri ad edicola e ben 4 chiese Bizantine (di cui 2 a pianta
Basilicale), di cui solo una giunta fino ad oggi: la
Trigona. Attorno a queste costruzioni erano evidenti fino agli inizi
del secolo scorso anche resti di un insediamento abitativo e altri
resti probabilmente pertinenti all’area portuale (sfruttata già dai
Fenici), in prossimità dell’imboccatura della stessa in
corrispondenza della foce del pantano Sichilli. Alcuni studiosi, già
prima di
Paolo Orsi, avevano affrontato il problema
dell’identificazione di questi insediamenti. In effetti l’area di
Cittadella è un’area fittamente abitata nell’antichità, e per la
quale le recenti ricerche archeologiche non fanno altro che
confermare lo spessore insediativo di quest’area nella tarda
antichità e nell’età Bizantina. Queste ipotesi si basano sugli studi
e gli scritti di
Tommaso Fazello che ci descrivono una campagna
piena di ruderi e borghi rurali attorno agli edifici religiosi.
Fazello si sofferma sulla realtà monumentale di cittadella, la cui
consistenza urbana è nettamente differente dagli altri centri
vicini, giungendo alla conclusiva identificazione di questi
monumenti con l’antico centro di Macara. Questa ipotesi fu
successivamente rigettata dall’Orsi e gli studi recenti tendono a
concordare con quest’ultimo. Dall’esame, infatti, di alcuni antichi
documenti medioevali, tra cui per esempio l’elenco delle decime
dovute alla chiesa siracusana (1275), l’enumerazione dei Castelli di
Papa Urbano II (bolla del 1093), portano con tutta probabilità
all’identificazione di questo sito con il centro denominato Respensa.
Purtroppo tutte le ipotesi
non possono essere supportate da reperti
archeologici; praticamente scomparse, infatti sono le due chiese a
pianta basilicale ritrovate dall’Orsi, mentre solo i piedidritti
degli stipiti delle aperture sono le uniche testimonianze del
villaggio in prossimità della foce. Solo la Trigona si erge nella
parte più settentrionale del promontorio. |
Tutt’altra consistenza
doveva avere il sito, a giudicare dalle dettagliate descrizioni del
Fazello, alla metà del ‘500. Questi ci descrive la chiesa della
Trigona, dedicata al Salvatore, un altro tempio simile e alcuni
resti di strutture antiche da lui interpretate come terme. Altri
elementi giungono, due secoli dopo (fine del ‘700), da parte di J.
Houel, il quale ritenne la Trigona una costruzione del basso impero
successivamente riadattata a chiesa cristiana. Particolare interesse
destano le sue descrizioni delle numerose strutture murarie,
costruite senza l’uso di malta, presenti in prossimità della foce ma
ormai completamente scomparse.
Gli unici reperti che possono
costituire un valido aiuto nella ricostruzione cronologica del sito
sono i reperti ceramici, ritrovati in grande quantità in prossimità
della Trigona e nei pressi della foce, dando un’ulteriore conferma
dell’esistenza dell’insediamento adiacente all’area portuale, la
quale è ancora osservabile grazie ad alcuni filari di pietrame che
un tempo, racchiusi in mura di massi squadrati, dovevano
rappresentare le banchine portuali, e che ci danno un’idea delle
dimensioni del porto. I reperti ceramici ci permettono, inoltre, di
valutare la consistenza dell’attività di questo porto. Molti
infatti, sono di origine africana e altri di origine orientale, che
erano le due maggiori rotte commerciali dell’epoca, dando
un’ulteriore conferma del robusto volume di attività e
dell’importanza notevole del porto.
Essendo certi dell’esistenza del
porto e della sua notevole importanza per tutta l’area a sud di
Siracusa, non si può fare a meno di formulare un’altra ipotesi. Nel
periodo bizantino, infatti, e successivamente anche nel periodo
islamico, i porti, per la loro notevolissima importanza commerciale,
erano considerati come frontiere da difendere e quindi dei siti che
dovevano essere fortificati con mura e torri di sorveglianza. In tal
senso la costruzione di opere difensive potrebbe avere interessato
il sito già nel periodo tardo-bizantino, per difendere il porto
dagli attacchi arabi e successivamente nell’età islamica.
Alcune
evidenze archeologiche sembrano dare conferma a questa ipotesi e in
particolare si segnala un tratto di muro, lungo 5-6 m, a nord-est
della Trigona che segue il contorno della scarpata settentrionale
del promontorio, costituito da pietrame riutilizzato, con uso di
malta e frequenti rinzeppature di materiale ceramico, pertinenti ad
un edificio la cui natura e origine non sono state chiarite. Ancora
più tarda appare la struttura quadrangolare ubicata al limite
sud-occidentale dell’area abitata, proprio sotto la scarpata che
delimita il promontorio, e che sfrutta la parete (accuratamente
appiombata in quel punto) sulla quale si attestano due muri che si
dipartono dalla torre. Anche il toponimo stesso “Torre Cittadella”,
che identifica il promontorio di Cittadella, contribuisce a
confermare la natura fortificata del sito.
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