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Dal Libro I capitolo V
[…] Dopo
Lungarina mezzo miglio in su la riviera si trova un gran
seno detto saracinamente Marza, che in lingua latina vuol
dir porto, e secondo Tolomeo è chiamato Odissia, e da
Cicerone nel settimo delle Verrine, è chiamato Edissa, e vi
possono star le navi, da cui è poco lontana un'altra salina
del medesimo nome. Al promontorio occidentale di questo
seno, che corre al mare verso mezzogiorno, si vedono le
rovine d'una città, ch'era un miglio e mezzo di circuito, ed
era posta in un sito non men bello, che giocondo, e con essa
le vestigia d'una fortezza rovinata dal mare, e d'edificj, e
Tempi fatti all'antica. Per le quali rovine, ancor che si
possa venir in conjettura, ch'ella fusse una città famosa e
bella, tuttavia io non ardisco affermare come ella si
chiamasse appresso agli antichi, ancor ch'io possa
immaginarmi ch'ella fusse Euboja, edificata da Leontini
verso mezzogiorno secondo Strabone, o vero Callipoli, ed
oggi dalla rovinata fortezza è detta Castellaccio. Dopo
questa segue uno stagno chiamato Murra, il qual di state si
converte tutto in sale, e poi segue un'altro stagno, detto
Gorgo salato, il quale insieme con molt'altri vicini al
Pachino, per esser d'acque piovane e dolci, né mai turbate
dall'acque del mare, genera un sale pregiatissimo. A Gorgo
salato son vicini tre scogli poco lontani l'uno dall'altro,
ma dalla riviera discosto due miglia, detti l'isole de'
Porri. Dopo Castellaccio, e Marza sei miglia presso al lido
del mare, son due laghi abbondantissimi di pesci, l'un detto
Busaitumo, e l'altro Busaitumello, i quali di subito
sboccano in mare, e nascono da certi fonti, poco lontani dal
castel Spaccafurno, chiamati Favara. Appresso a loro son le
gran rovine d'una piccola città, chiamata oggi Ficallo, dove
si vede un grandissimo Tempio, ma rovinato. Sopra le cui
rovine è edificata una Chiesetta del medesimo nome, dedicata
alla Vergine Maria, e si vedono le muraglie rovinate, e
molti frammenti d'edificj. Appresso alla città è un colle,
che spunta alquanto in mare, a guisa di promontorio, detto
Cozzo da S. Maria di Ficallo, nella cima del quale si vedono
le reliquie d'una rocca grandissima rovinata, ma alle radici
di detto, le quali si congiungono al mare, son molte fonti
d'acqua dolce, ch'escono de' vivi sassi, e anche nella città
è una fonte grande, onde tutto questo paese chiamato Ficallo,
per esser abbonante di fonti, di laghi, e di torrenti, dà
occasione agli uomini di pigliarsi molti spassi, e diporti
in pescare, cacciare, e uccellare, e non ha altro
mancamento, se non che ella è sottoposta a quelle medesime
immagini d'aria che l'isola di Correnti. Ma qual fusse
anticamente questa città, io non l'ho ancor trovato in
alcuno autore, ch'io abbia letto. Due miglia lontan da
Ficallo si ritrova un luogo chiamato Pozzo vecchio, dove si
vedono le rovine d'un castello, da cui lontano un mezzo
miglio è una torre grandissima, fatta da Bernardo Incrapera,
Conte già di Modica, la quale è chiamata Puzzallu, ed è
levata dal mare, e vi si fa la fiera del grano, e di quì a
Malta è poca via, cioè sessanta miglia. Dopo Puzzallu a due
miglia si trova un piccolo ridotto da navi detto Mainucu, e
poi un miglio discosto segue Rajancino, a cui altrotanto
spazio di via succede Curciuvo, e poi vien Pissoto, e
Samuel, e 'l ridotto chiamato San Pietro, dove si vedono le
rovine d'uno edificio antico. Dopo un miglio e mezzo si
trovano le spelonche, dette volgarmente Sbruffalore, le
quali son chiamate così perché l'onde percotendovi dentro, e
ritornando in dietro, fanno la spuma in mare quanto è lungo
un tiro di mano, con grandissimo suono, per cagion dei
scogli, che vi son vicini. E poco dopo si trova un'altro
luogo, dove si fa la fiera del grano, chiamato i granari
vecchi, da cui non è molto lontana la bocca del fiume
Modicano secondo Tolomeo, oggi detto Sicli. Questo fiume
nasce sopra il castel di Modica un tiro di fromba, e nel
corso quattro miglia da lunge passa per Sicli castel
moderno, ma bello, di cui egli piglia il nome, e dopo tre
miglia sbocca in mare. Dalla cui bocca lontan un miglio si
trova una fonte in su 'l lido, che si mescola spesso con
l'acqua del mare, tanto è abbondante, e con nome saracino è
detta Ailumata. Dopo due miglia segue la bocca del fiume
Irminio, celebratissimo in questa riviera, secondo Plinio,
ed oggi è detto Maulo, e bocca di Ragusa, il qual ha capo
nella cima del monte Cerretano da una fonte chiamata Fico,
ch'è nel mezzo del camino tra Palazzolo, e Vizini, e di
subito cresce per l'acqua d'un'altra fonte detto Fanara, la
quale nasce poco meno d'un miglio lunge da Fico verso
Ponente. Le quali acque congiunte insieme fanno un fiume
tanto grosso, che sostiene mulini da grano, e nel correr
passa per il castello cerretano, da cui egli piglia il nome.
E poco appresso si fa più grosso per l'acque d'altri fonti,
e lasciando da man destra il castel di Ragusa, lasciato il
primo, riceve il suo nome, e correndo senza perdere il nome,
sbocca quì in mare. Segue dopo questo il ridotto, detto
Mazarelli un miglio discosto, e dopo un miglio e mezzo si
trovano certe rupi, e certe moli rosse, il qual luogo non sò
s'è quello, che Tolomeo chiama l'ultimo Bruca, e dopo un
miglio segue un altro piccolo ridotto chiamato Anigeffi,
appresso al quale un miglio seguitano le rovine d'un'antica
città e grande, le quali son percosse dal mare, e gli
abitatori le chiamano Longobardo Mulinaccio, e Cumo. Queste
rovine d'edificj, le quali parte son tutte per terra, parte
coperte da spine, e da palma salvatica, per distendersi due
miglia lontano, continuamente fino al luogo detto San
Nicolò, e dove è oggi il mulino vecchio, chiamato il
Mulinaccio, a cui dava l'acqua il fiume, che scende da'
colli ragusani, fanno fede, che quella era una gran città. A
questa città verso ponente quasi un mezzo miglio soprastà un
campo, ch'è di giro un miglio, e circondato da' colli, ed ha
l'acque del predetto fiume, le quali fanno molto atto alla
cultura, e molto fecondo, e per fino a' dì nostri si vedono
l'anticaglie de' giardini, e degli orti antichi. E questo
luogo si chiama Bagni da tre bagni antichi, fabbricati quivi
con bellissimo artificio, e maravigliosa architettura, due
de' quali son mezzi rovinati, e l'altro è del tutto integro,
e l'opera è maravigliosa e regia, e non punto minor d'una
fabbrica romana. Da man destra di questo luogo, un tiro di
mano discosto, sorge un monticello, nella cima del quale per
esser piana era un teatro, come ne fanno fede le
maravigliose anticaglie, e le gran rovine, che ancor oggi vi
si vedono, ed in qualque parte ritengono la forma, e d'onde
con bella veduta si vedono gli orti, i colli, il piano della
città, e 'l mare; il qual luogo mi credo che fusse per
ricreazione, e diporto del Re di quel paese, ove andasse a
pigliarsi sollazzo. E per andar più là, queste ragioni non
mi pajono sciocche, massimamente essendo fondate in
autorità, per le quali io sono sforzato a credere, che quì
fusse la città d'Inito, ch'era la città regia di Coccalo Re
de' Sicani, perocché Aristotile nel sesto della politica,
Erodoto nel sesto libro, Diodoro nel quinto, e Pausania, e
Strabone nel sesto, la pongono nel lato di Sicilia volto a
mezzogiorno, e vicina a Camerina, e non son discordi in
altro, salvo ch'Erodoto, e Strabone, e Stefano la chiama
Inito, e Pausania la dice Inico. E che questa città d'Inito
fusse la regia del Re de' Siracusani ne fa fede Antioco nel
libro XII. Il quale scrisse molto diffusamente di loro,
siccome afferma Diodoro. Ma a che tempo ella cominciasse, e
da chi ella fusse edificata io non lo so, ancor che sia
verosimile ch'ella fusse edificata da' Sicani. Questa città,
per la magnificenza de' bagni, ne' quali si crede, che fusse
soffoccato Minos Re di Creta, e per l'esilio di Scito Re de'
Zanclei, è molto memorabile e famosa. Il vino Inittino, il
qual per testimonianza di Strabone nel sesto era
perfettissimo, si desidera oggi grandemente dal mondo. Dopo
Initto segue il ridotto Caucona, ch'era già porto secondo
Tolomeo, e Procopio nel terzo libro della guerra de'
Vandali, detto a' tempi passati Rasaracami, ed a' tempi
nostri Scarami, e con lui la bocca del fiume del medesimo
nome, benché molti lo chiamino da Santa Croce, il qual nasce
dal fonte Favara quattro miglia lontan dalla riviera. Segue
poi poco lontano una grotta tutta rosa, e consumata, aperta
e aspra di sopra, e da' colombi che vi fanno il nido è detta
la Colombara, nella quale percotendo l'onde del mare,
facevano poco tempo fa un suono, simile a quello d'un tuono,
che si sentiva ventimiglia discosto. Ma l'anno MDLII,
essendo percossa dal mare straordinariamente, rovinò sopra
se medesima. Vicina a questa un miglio fra terra si trova
una Chiesa sopra un colle, posta sopra colonne, e fatta di
pietre riguadrate, la quale è domandata da' paesani
Steriopinto, ed appresso agli antichi era un Tempio molto
famoso. Lontan due miglia dalla Colombara nella riviera
segue la bocca del fiume Oano, secondo Pindaro nell'Olimpie
alla quinta ode, ed oggi detto Frascolari, dove è anche un
ridotto da navi del medesimo nome. Nasce ne' monti Ragusani
da un fonte, il quale è chiamato dalla bocca ch'è sette
miglia lontano passo largo, e passando pel luogo detto passo
di Sicli, sbocca quì in mare. |





Alcune pagine della
traduzione del 1574
 
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