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D e   r e b u s   S i c u l i s   d e c a d e s   d u a   (Palermo 1558)

Dal Libro I capitolo V

[…] Dopo Lungarina mezzo miglio in su la riviera si trova un gran seno detto saracinamente Marza, che in lingua latina vuol dir porto, e secondo Tolomeo è chiamato Odissia, e da Cicerone nel settimo delle Verrine, è chiamato Edissa, e vi possono star le navi, da cui è poco lontana un'altra salina del medesimo nome. Al promontorio occidentale di questo seno, che corre al mare verso mezzogiorno, si vedono le rovine d'una città, ch'era un miglio e mezzo di circuito, ed era posta in un sito non men bello, che giocondo, e con essa le vestigia d'una fortezza rovinata dal mare, e d'edificj, e Tempi fatti all'antica. Per le quali rovine, ancor che si possa venir in conjettura, ch'ella fusse una città famosa e bella, tuttavia io non ardisco affermare come ella si chiamasse appresso agli antichi, ancor ch'io possa immaginarmi ch'ella fusse Euboja, edificata da Leontini verso mezzogiorno secondo Strabone, o vero Callipoli, ed oggi dalla rovinata fortezza è detta Castellaccio. Dopo questa segue uno stagno chiamato Murra, il qual di state si converte tutto in sale, e poi segue un'altro stagno, detto Gorgo salato, il quale insieme con molt'altri vicini al Pachino, per esser d'acque piovane e dolci, né mai turbate dall'acque del mare, genera un sale pregiatissimo. A Gorgo salato son vicini tre scogli poco lontani l'uno dall'altro, ma dalla riviera discosto due miglia, detti l'isole de' Porri. Dopo Castellaccio, e Marza sei miglia presso al lido del mare, son due laghi abbondantissimi di pesci, l'un detto Busaitumo, e l'altro Busaitumello, i quali di subito sboccano in mare, e nascono da certi fonti, poco lontani dal castel Spaccafurno, chiamati Favara. Appresso a loro son le gran rovine d'una piccola città, chiamata oggi Ficallo, dove si vede un grandissimo Tempio, ma rovinato. Sopra le cui rovine è edificata una Chiesetta del medesimo nome, dedicata alla Vergine Maria, e si vedono le muraglie rovinate, e molti frammenti d'edificj. Appresso alla città è un colle, che spunta alquanto in mare, a guisa di promontorio, detto Cozzo da S. Maria di Ficallo, nella cima del quale si vedono le reliquie d'una rocca grandissima rovinata, ma alle radici di detto, le quali si congiungono al mare, son molte fonti d'acqua dolce, ch'escono de' vivi sassi, e anche nella città è una fonte grande, onde tutto questo paese chiamato Ficallo, per esser abbonante di fonti, di laghi, e di torrenti, dà occasione agli uomini di pigliarsi molti spassi, e diporti in pescare, cacciare, e uccellare, e non ha altro mancamento, se non che ella è sottoposta a quelle medesime immagini d'aria che l'isola di Correnti. Ma qual fusse anticamente questa città, io non l'ho ancor trovato in alcuno autore, ch'io abbia letto. Due miglia lontan da Ficallo si ritrova un luogo chiamato Pozzo vecchio, dove si vedono le rovine d'un castello, da cui lontano un mezzo miglio è una torre grandissima, fatta da Bernardo Incrapera, Conte già di Modica, la quale è chiamata Puzzallu, ed è levata dal mare, e vi si fa la fiera del grano, e di quì a Malta è poca via, cioè sessanta miglia. Dopo Puzzallu a due miglia si trova un piccolo ridotto da navi detto Mainucu, e poi un miglio discosto segue Rajancino, a cui altrotanto spazio di via succede Curciuvo, e poi vien Pissoto, e Samuel, e 'l ridotto chiamato San Pietro, dove si vedono le rovine d'uno edificio antico. Dopo un miglio e mezzo si trovano le spelonche, dette volgarmente Sbruffalore, le quali son chiamate così perché l'onde percotendovi dentro, e ritornando in dietro, fanno la spuma in mare quanto è lungo un tiro di mano, con grandissimo suono, per cagion dei scogli, che vi son vicini. E poco dopo si trova un'altro luogo, dove si fa la fiera del grano, chiamato i granari vecchi, da cui non è molto lontana la bocca del fiume Modicano secondo Tolomeo, oggi detto Sicli. Questo fiume nasce sopra il castel di Modica un tiro di fromba, e nel corso quattro miglia da lunge passa per Sicli castel moderno, ma bello, di cui egli piglia il nome, e dopo tre miglia sbocca in mare. Dalla cui bocca lontan un miglio si trova una fonte in su 'l lido, che si mescola spesso con l'acqua del mare, tanto è abbondante, e con nome saracino è detta Ailumata. Dopo due miglia segue la bocca del fiume Irminio, celebratissimo in questa riviera, secondo Plinio, ed oggi è detto Maulo, e bocca di Ragusa, il qual ha capo nella cima del monte Cerretano da una fonte chiamata Fico, ch'è nel mezzo del camino tra Palazzolo, e Vizini, e di subito cresce per l'acqua d'un'altra fonte detto Fanara, la quale nasce poco meno d'un miglio lunge da Fico verso Ponente. Le quali acque congiunte insieme fanno un fiume tanto grosso, che sostiene mulini da grano, e nel correr passa per il castello cerretano, da cui egli piglia il nome. E poco appresso si fa più grosso per l'acque d'altri fonti, e lasciando da man destra il castel di Ragusa, lasciato il primo, riceve il suo nome, e correndo senza perdere il nome, sbocca quì in mare. Segue dopo questo il ridotto, detto Mazarelli un miglio discosto, e dopo un miglio e mezzo si trovano certe rupi, e certe moli rosse, il qual luogo non sò s'è quello, che Tolomeo chiama l'ultimo Bruca, e dopo un miglio segue un altro piccolo ridotto chiamato Anigeffi, appresso al quale un miglio seguitano le rovine d'un'antica città e grande, le quali son percosse dal mare, e gli abitatori le chiamano Longobardo Mulinaccio, e Cumo. Queste rovine d'edificj, le quali parte son tutte per terra, parte coperte da spine, e da palma salvatica, per distendersi due miglia lontano, continuamente fino al luogo detto San Nicolò, e dove è oggi il mulino vecchio, chiamato il Mulinaccio, a cui dava l'acqua il fiume, che scende da' colli ragusani, fanno fede, che quella era una gran città. A questa città verso ponente quasi un mezzo miglio soprastà un campo, ch'è di giro un miglio, e circondato da' colli, ed ha l'acque del predetto fiume, le quali fanno molto atto alla cultura, e molto fecondo, e per fino a' dì nostri si vedono l'anticaglie de' giardini, e degli orti antichi. E questo luogo si chiama Bagni da tre bagni antichi, fabbricati quivi con bellissimo artificio, e maravigliosa architettura, due de' quali son mezzi rovinati, e l'altro è del tutto integro, e l'opera è maravigliosa e regia, e non punto minor d'una fabbrica romana. Da man destra di questo luogo, un tiro di mano discosto, sorge un monticello, nella cima del quale per esser piana era un teatro, come ne fanno fede le maravigliose anticaglie, e le gran rovine, che ancor oggi vi si vedono, ed in qualque parte ritengono la forma, e d'onde con bella veduta si vedono gli orti, i colli, il piano della città, e 'l mare; il qual luogo mi credo che fusse per ricreazione, e diporto del Re di quel paese, ove andasse a pigliarsi sollazzo. E per andar più là, queste ragioni non mi pajono sciocche, massimamente essendo fondate in autorità, per le quali io sono sforzato a credere, che quì fusse la città d'Inito, ch'era la città regia di Coccalo Re de' Sicani, perocché Aristotile nel sesto della politica, Erodoto nel sesto libro, Diodoro nel quinto, e Pausania, e Strabone nel sesto, la pongono nel lato di Sicilia volto a mezzogiorno, e vicina a Camerina, e non son discordi in altro, salvo ch'Erodoto, e Strabone, e Stefano la chiama Inito, e Pausania la dice Inico. E che questa città d'Inito fusse la regia del Re de' Siracusani ne fa fede Antioco nel libro XII. Il quale scrisse molto diffusamente di loro, siccome afferma Diodoro. Ma a che tempo ella cominciasse, e da chi ella fusse edificata io non lo so, ancor che sia verosimile ch'ella fusse edificata da' Sicani. Questa città, per la magnificenza de' bagni, ne' quali si crede, che fusse soffoccato Minos Re di Creta, e per l'esilio di Scito Re de' Zanclei, è molto memorabile e famosa. Il vino Inittino, il qual per testimonianza di Strabone nel sesto era perfettissimo, si desidera oggi grandemente dal mondo. Dopo Initto segue il ridotto Caucona, ch'era già porto secondo Tolomeo, e Procopio nel terzo libro della guerra de' Vandali, detto a' tempi passati Rasaracami, ed a' tempi nostri Scarami, e con lui la bocca del fiume del medesimo nome, benché molti lo chiamino da Santa Croce, il qual nasce dal fonte Favara quattro miglia lontan dalla riviera. Segue poi poco lontano una grotta tutta rosa, e consumata, aperta e aspra di sopra, e da' colombi che vi fanno il nido è detta la Colombara, nella quale percotendo l'onde del mare, facevano poco tempo fa un suono, simile a quello d'un tuono, che si sentiva ventimiglia discosto. Ma l'anno MDLII, essendo percossa dal mare straordinariamente, rovinò sopra se medesima. Vicina a questa un miglio fra terra si trova una Chiesa sopra un colle, posta sopra colonne, e fatta di pietre riguadrate, la quale è domandata da' paesani Steriopinto, ed appresso agli antichi era un Tempio molto famoso. Lontan due miglia dalla Colombara nella riviera segue la bocca del fiume Oano, secondo Pindaro nell'Olimpie alla quinta ode, ed oggi detto Frascolari, dove è anche un ridotto da navi del medesimo nome. Nasce ne' monti Ragusani da un fonte, il quale è chiamato dalla bocca ch'è sette miglia lontano passo largo, e passando pel luogo detto passo di Sicli, sbocca quì in mare.

 

 

 

 

 

 

Alcune pagine della traduzione del 1574

 

 

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